ERSZI LADOS PROJECT

"I CORTI RITROVATI"

Progetto realizzato in collaborazione con Marina Sfregoli e Giuliano Tagliabue nel 2000-2003
Rivisitato nel 2009 in occasione della mostra VideoContaminAzioni

Erszi Lados e Janos Herskò sono due personaggi di fantasia che sono stati pensati come un attore ed un regista di nicchia nel cinema ungherese degli anni 70.
Nulla hanno a che fare con la Erszi Lados attrice (Erszi è in realtà un nome femminile in ungherese), e lo Janos Hersko regista, che partecipò anche come attore ne “L’elemento del crimine” di L.Von Trier. Così come non rispondono a verità le altre citazioni (ad esempio gli studi Bela Balasz).

Con mezzi rudimentali ed allestimenti assolutamente improvvisati e demenziali, sono stati girati nove cortometraggi con improbabili titoli ungheresi o russi e con titoli di coda che riportavano una corposa lista di nomi di pesone che andavano a formare la troupe.
L’idea era quella di ricreare portandole al paradosso, atmosfere tipiche della cinematografia dell’Europa dell’est degli anni ‘60/’70.
Il comune denominatore di tutti i lavori erano le parti interpretate da Erszi: il presunto “attore” si trovava sempre ad interpretare personaggi cupi, poveri, grotteschi, disadattati, rifiuti della società, bistrattati dalla sorte; e la fine di questi personaggi era sempre una: la morte (tranne in un caso in cui comunque il protagonista perde una enorme cifra che gli spettava in eredità).

Una volta “realizzati” i corti, è stato preparato diverso materiale di supporto per una serata di presentazione: schede biografiche, presunte recensioni, estratti da annuari del cinema.
L’evento è stato presentato come la riscoperta di diversi corti ritenuti perduti. Ai nove episodi se ne aggiungeva uno incompleto, in quanto la biografia di Erszi Lados, lo dava scomparso (presumibilmente morto) durante le riprese di quest’ultimo film, appunto. A seguito della sua morte, il regista non volle mai finire di girare, né tantomeno montare il film, in rispetto alla memoria di Erszi.

L’anno successivo l’evento è stato riproposto con l’aggiunta di un documentario in memoria di Erszi fatto di testimonianze ed immagini. Tale documentario è stato realizzato con materiale di diversa provenienza, ed utilizzando dialoghi in ungherese che riguardano tutt’altro, ma che inseriti nel contesto di questo video, ad un orecchio che ignora la lingua magiara, sembrano raccontare, spesso in tono sommesso, di Erszi e della sua scomparsa.

Di seguito la lista degli episodi. Con un asterico si segnalano gli episodi esposti alla mostra VideoContaminAzioni.

Nel 2010 il progetto è stato ripreso all'interno dell'annuale Campus con la realizzazione di nuovi video.

COME UN GRIDO (SIKOLTASKENT, 2000)

Il primo episodio della serie. Erszi è uno scrittore in crisi creativa. La sua distrazione provoca un incendio.
Durata: 5'30"
Con Giuliano Tagliabue

PESCI* (HALAK, 2000)

Un pescatore in un lago ghiacciato non sopravvive alla lunga notte invernale.
Durata: 4'
Con Giuliano Tagliabue

NOVE DECIMI DI DESTINO (2000)

Erszi ottiene una notevole eredità ma il prezioso documento finisce bruciato nel camino.
Durata: 5'30"
Con Giuliano Tagliabue

LA BOTTEGA DI UN UOMO QUALUNQUE* (2000)

La scomparsa di un coltello dalla sua preziosa collezione, causa una tragedia familiare.
Durata: 6'
Con Giuliano Tagliabue e Marina Sfregoli

PRIMA CHE SORGA IL SOLE (2000)

Erszi attraverso varie peripezie nell'attraversare alle prime luci dell'alba, una zona impervia ed ostile.
Durata: 7'
Con Giuliano Tagliabue

SENZA VIA D'USCITA* (NEKUDA, 2000)

Presentato a diversi concorsi, è un corto-metafora sulla non sempre evidente-evidenza dei fatti e sull'ambiguo rapporto vittima-carnefice
Durata: 4'
Con Giuliano Tagliabue e Antonella Simoni

MEMORIE DI UNA CASA MORTA* (2000)

Erszi alle prese con le oscure presenze che "abitano" una villa maledetta.
Durata: 7'
Con Giuliano Tagliabue, Antonella Simoni, Marina Sfregoli, Lorenzo Frizzera, Ornella Dossi

L'UOMO INVISIBILE* (2000)

L'esperimento sul siero dell'invisibilità e la sua tragicomica conclusione.
Durata: 11'
Con Giuliano Tagliabue

I DUE COLORI DEL TEMPO (2000)

Una "libera" trasposizione del "Dottor Jekill e mister Hide" contaminata da un pizzico di "Faust".
Durata: 12'
Con Giuliano Tagliabue, Antonella Simoni, Marina Sfregoli, Francesco Ghilardi

L'INTERLOCUTORE NELLA NEBBIA (2000)

Montaggio sconclusionato e privo di trama con spezzoni scartati dai precedenti lavori. Erszi scompare in una notte di nebbia.
Durata: 10'
Con Giuliano Tagliabue

LA NOTTE PIU' FREDDA* (A LEGHIDEGEBB EISZAKA, 2003)

Spezzoni dai corti precedenti e frammenti parlati in ungherese. Un "ricordo" di Erszi Lados.
Durata: 21'

 

FRAMMENTI DI RECENSIONI

[…] I lavori di Lados-Herskò sono un esempio di teledipendenza per cinedipendenti, o di cinema virtuale, di sintesi estrema della telegenica, l’archetipo-prototipo dell’esserci o non esserci, dentro e fuori, simultaneità ed inversione dei ruoli attore-spettatore; interno-esterno, sincrono-asincrono, diretta-differita, disallineamento temporale, la creazione del doppio, clonazione “io dentro e io fuori”.
E comunque, scemo chi legge. Questo mi sembra possa essere chiaro.
A tutti. Tranne, forse, a chi legge.

(P.Ottoz)

[…] Penso naturalmente a “Memorie di una casa morta”, che è questo: la torsione dello spazio e del tempo, l’essere umano all’interno del tempo, ma forse non dello spazio, perché poi il cinema potrebbe superare lo spazio: il cinema ha il tempo.
Ma Herskò punta sempre a tanti tempi dentro un solo tempo, che è l’overtime o forse l’overcinema (nell’iperspazio), nell’ipervita, quando scopriremo di aver sempre vissuto una vita che in realtà è tante vite sovrapposte.
(E.Ghezzi)

Un premio della TV ungherese va ad “Halak”, geniale rappresentazione in meno di 300 secondi della solitudine, dell’istinto di sopravvivenza, della disperazione[…].
In Polonia riceve diversi premi “La bottega di un uomo qualunque (corto d’esordio per Serafima Chelikovskaja), mentre in Cecoslovacchia viene premiato “Senza via d’uscita”, in cui Erszi recita a fianco di Ludmilla Ivaseva.
(articolo pubblicato su “C. du Cinema”)

Nel 1975 […], una piccola casa di produzione propone a Lados e Herskò un contratto per realizzare una trilogia di corti sulla continua ricerca da parte dell’uomo di verità assolute.
Il primo è un’interessante rivisitazione del Faust, ed esce col titolo enigmatico “I due colori del tempo”.
Erszi si toglie la vita durante le riprese del secondo, “L’interlocutore nella nebbia”, intorno al quale si è creato un alone di mistero e di leggenda, in quanto tale lavoro non è stato mai completato né montato.
(da “Il disgelo finale: gli ultimi vent’anni del cinema sovietico” di G.Macchiafava)


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