Ballata in rosso

 

 

 

 

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"Il male di vivere: Poe rivisitato dai giovani di Artealcentro" (di Chiara Girardi - dal "Trentino" del 13 maggio 2007)

"Ballata in rosso, un percorso nella paura" (di Katia Malatesta - dall'"Adige" del 13 maggio 2007)

Foto di scena

 

 

   


“Ballata in rosso” è un’opera teatrale contaminata dal video, e sonorizzata dal vivo con musica elettronica.

Il progetto nasce nel 2004 come laboratorio finalizzato alla messa in scena di un allestimento multidisciplinare, sulla rivisitazione di un testo scritto nel 1987 da Francesco Ghilardi e Nikolaos Rumeliotis e ispirato a racconti di Edgar Allan Poe. L'allestimento dell'attuale versione è iniziato nel settembre 2006 all'interno del laboratorio ArteAlCentro.

Sinossi
La vicenda si svolge in una ipotesi di città castello medievale.
Tempo e spazio sono scanditi dai protagonisti. Un non-tempo nel quale gli spazi sono definiti, o quasi “inventati” dagli stati umorali e dalle coscienze dei personaggi: ora antri cupi e claustrofobici delle proprie paure, ora ambienti sereni e rassicuranti dei propri sogni.
La storia inizia con Iris che raggiunge il suddetto luogo e trova ad accoglierla una piccola comunità di altre sei persone: una coppia sposata da diversi anni (Werner e Nadine), una coppia giovane (Wilson e Tabitha), un prete (Padre Corman) e una giovane archeologa introversa ed indecifrabile (Elizabeth).
Sembravano attendere con ansia l’arrivo della ragazza, come se ciò fosse necessario per raggiungere un numero prestabilito e definito di persone. Si capisce subito che i sette non si conoscono più di tanto ma che conoscersi non interessa loro affatto: infatti nel comunicare, evitano decisamente di raccontarsi o raccontano piuttosto dettagli personali assolutamente insignificanti. D’altronde sembrano talmente affascinati, e quasi “stregati” dal luogo, che danno l’impressione di vivere in un’assurda atmosfera di sogno (o di incubo?).
Ha inizio così una settimana di situazioni ed eventi tra il razionale e l’irrazionale. Nuovi arrivi, preannunciati talvolta con terrore, si dissolvono nel nulla, i dialoghi si fanno sempre più superficiali, minimalisti, banali, surreali.
Tutto ciò che accade viene accettato con una logica esasperata, che enfatizza sempre di più l’atemporalità della situazione. L’unica cosa che sembra tenerci ancorati alla realtà è l’inevitabile trascorrere dei giorni attraverso i quali i componenti della piccola comunità si trascinano giocando agli anagrammi, guardando la TV, recitando Poe.
Finché gli incubi e il luogo prendono il sopravvento. Come preannunciata da segni oscuri ma ben definiti, ogni personaggio trova la morte, o comunque scompare nel nulla, rivelando gran parte di sé solo in quell’estremo momento.
Nadine muore venerdì in un modo e con una rassegnazione che ricordano Lady Rowena nella Ligeia di Poe. Elizabeth scompare dopo essere stata vista per l’ultima volta nei pressi del pozzo sotto un improbabile pendolo. A padre Corman tocca la morte come nel “Tell tale hearth” (Il cuore rivelatore). Wilson incontra ed uccide un suo doppio morendo ovviamente egli stesso, come nel “William Wilson”. Tabitha finisce sepolta viva come temeva il protagonista di “Premature burial” (Le esequie premature). Werner viene murato nella cantina dove conserva le sue amate bottiglie di vino, in una situazione che richiama “The cask of amontillado” (La botte di amontillado). Iris, proprio mentre la pendola suona la mezzanotte della domenica si accorge di essere rimasta sola; sono tutti scomparsi e, la ragazza, come il principe Prospero ne “The masque of the red death” (La maschera della morte rossa), vede una figura ammantata ed incappucciata di rosso.

L’adolescenzialità che caratterizza chi più chi meno tutti i personaggi di “Ballata in rosso”, ha riscontro con l’età che statisticamente porta il lettore alla scoperta di Poe (in genere i 15/16 anni), ossia l’età in cui la paura dell’ignoto, del proprio futuro, si contrappone alla curiosità del mondo e ad un desiderio che a volte può rasentare il morboso.
I sette protagonisti sono temporalmente (e spazialmente) fermi ad una idea della vita e di un futuro fatto per essere esplorato si, ma da altri. La paura del mettersi in gioco, l’inquietudine per il possibile accrescersi dei propri incubi e del materializzarsi di essi (come il terrore di restare sepolto vivo che provava il protagonista di “Premature Burial”), li tiene bloccati in una sorta di limbo, di vita-non vita, di un quotidiano in surplace ove ogni gesto, azione, è messo in discussione in una sorta di querelle infantile.


Il cast

Werner
 

Andrea Franzoi

Nadine
  Elena Bizzotto
Wilson
  Patrik Fongarolli
Tabitha
  Rossana Giannitelli
Corman
  Walter Rizzoli
     
Elizabeth
  Andreea Florian (comparsa in video)
Iris
  Paola Zanon (comparsa in video)
Voci fuori campo
  Michela Fedrizzi(Iris), Giorgia Endrici(radio), Luca Casagranda(intro)
     
Musiche e sonorizzazione live
  Luca Fronza
Progetto luci
  William Trentini
Costumi e scenografie
  Marina Sfregoli, Sara Campestrini, Griselda Giraudo
Aiuto regia
  Marina Sfregoli
Regia e produzione video
  Francesco Ghilardi

 

 
 

 

Foto di scena (di M Comuzzi e M.Boso)